Per oltre 35 anni, la mensa scolastica di Contigliano è stata un modello di efficienza e qualità. Gestita direttamente dal Comune, con personale qualificato e materie prime acquistate dai commercianti locali, il servizio garantiva pasti di alta qualità a un costo sostenibile per le famiglie. Tuttavia, da settembre scorso, la situazione è cambiata drasticamente. L’Amministrazione comunale ha deciso di esternalizzare il servizio alla società Toscana Food, dando vita a una serie di problemi che hanno sollevato preoccupazioni tra i genitori e la comunità locale.
Una decisione controversa
La scelta di esternalizzare il servizio mensa è stata giustificata dall’Amministrazione con il pensionamento delle due cuoche storiche. Tuttavia, questa motivazione ha lasciato perplessi molti, soprattutto in un contesto di pre-dissesto finanziario. Invece di valutare soluzioni alternative, come l’assunzione di personale interinale, l’Amministrazione ha optato per l’affidamento diretto a una società esterna. La Toscana Food, nota per la gestione della mensa della Takeda nel Nucleo Industriale di Rieti, ha assunto la responsabilità di fornire le materie prime e organizzare il ciclo produttivo, utilizzando la cucina comunale e gran parte del personale dipendente del Comune.
Problemi e segnalazioni
Sin dall’inizio dell’anno scolastico, si sono registrati numerosi problemi legati alla qualità dei pasti. Genitori e insegnanti hanno segnalato pasta cruda e fredda, cibi troppo salati, piatti poco appetibili, pane duro e frutta non sempre fresca. A dicembre, un incontro tra amministratori, rappresentanti della società e genitori ha cercato di fare il punto della situazione, con rassicurazioni sulla qualità e sull’organizzazione del servizio. Purtroppo, secondo molte segnalazioni, la situazione non sarebbe migliorata. Alcune famiglie, che ritirerebbero volentieri i propri figli dalla mensa, si trovano impossibilitate a farlo a causa del tempo pieno.
Richieste di trasparenza e responsabilità
Il Circolo Pd di Contigliano ha sollevato una serie di interrogativi che meritano risposte chiare e trasparenti. Perché esternalizzare un servizio che funzionava? Perché non valutare soluzioni alternative al pensionamento delle cuoche? Quali controlli vengono effettuati sul rispetto della convenzione e sulla qualità delle materie prime? Qual è la provenienza effettiva degli alimenti? I cuochi incaricati sono specificamente qualificati per la preparazione di pasti destinati a bambini dell’asilo nido, dell’infanzia e della primaria? Perché si è scelto di interrompere il rapporto con i fornitori locali, spostando gli acquisti verso la grande distribuzione? La mensa non è un servizio qualunque: è salute, educazione alimentare, qualità della vita scolastica e anche economia locale. La comunità ha il diritto di sapere e di pretendere un cambio di rotta.