Il contesto sismico italiano e le specifiche criticità dell’Appennino centrale sono al centro delle recenti dichiarazioni del Commissario Straordinario al sisma 2016, Guido Castelli. Il report dell’Ingv sui terremoti del 2025 evidenzia come l’Italia sia un paese vulnerabile, con l’Appennino centrale che richiede particolare attenzione. In quest’area, tra le quattro regioni colpite dalla sequenza sismica del 2016-2017, sono stati registrati circa cinquemila terremoti nel 2025, rappresentando oltre il 30% del totale. Questi dati sottolineano l’importanza di investire nella cultura della sicurezza e confermano la validità delle azioni intraprese dal Governo Meloni e dal Ministro Musumeci, che hanno dedicato particolare attenzione a questa regione.
Guido Castelli ha rimarcato come l’esperienza post-sisma, di cui si è occupato, sia diventata un modello per le aree interne, focalizzato sulla sicurezza e sulla sostenibilità ambientale. Questo modello, che pone al centro le buone pratiche, la prevenzione e la capacità di trasformare i dati scientifici in azioni concrete, mira a rendere i luoghi non solo abitabili, ma anche attrattivi e capaci di costruire un futuro di crescita. L’Appennino centrale si è trasformato in un “laboratorio a cielo aperto”, dove la ricostruzione si intreccia con la riparazione economica e sociale, adottando uno studio approfondito del territorio e una visione olistica della sicurezza come criterio fondamentale. La prevenzione, attraverso una pianificazione attenta alle caratteristiche dei luoghi e l’applicazione di criteri rigorosi, diventa lo strumento chiave per mitigare gli effetti dei terremoti. La strategia, infatti, include la riduzione della vulnerabilità sismica, la gestione del rischio idrogeologico e il contrasto allo spopolamento, elementi cruciali per la resilienza dei territori e delle comunità.
Il patrimonio di conoscenze e di esperienze del “Laboratorio Appennino centrale” è diventato un punto di riferimento anche per altri contesti colpiti da eventi sismici, come quelli di Pesaro, Fano e Ancona (9 novembre 2022), Umbertide, Gubbio e Perugia (9 marzo 2023) e l’area dell’Appennino romagnolo (18 settembre 2023). La collaborazione tra le quattro Regioni e i Comuni coinvolti, sperimentata nel cratere del 2016, ha dimostrato di poter garantire risposte più coordinate ed efficaci, trasformando la fase post-emergenza in un processo strutturato di messa in sicurezza. Questo approccio multilivello, basato sulla governance condivisa, si è rivelato fondamentale per affrontare le sfide della ricostruzione e della prevenzione sismica. L’obiettivo è quello di fornire un contributo significativo a livello nazionale, condividendo le buone pratiche e le strategie sviluppate nell’Appennino centrale con altre aree colpite da eventi sismici.
Il lavoro svolto nell’Appennino centrale, guidato dal Commissario Castelli, rappresenta un modello di riferimento per l’Italia intera. L’approccio integrato, che combina prevenzione, ricostruzione e sviluppo sostenibile, dimostra come sia possibile affrontare le sfide poste dai terremoti con efficacia e lungimiranza. L’impegno per la sicurezza e la resilienza di questi territori, unito alla capacità di trasformare le difficoltà in opportunità di crescita, fa dell’Appennino centrale un esempio da seguire per tutto il paese.