La notizia dell’accordo per portare l’acqua del Peschiera a Viterbo, annunciata un mese fa dall’Assessore regionale Rinaldi e rilanciata grazie all’interrogazione del consigliere comunale Ubertini, conferma quanto denunciamo da anni circa il rischio concreto di dimezzamento della portata del Velino prima del suo ingresso nel centro storico di Rieti. Quando nel 2023 lanciammo la campagna pubblica “Salviamo il Velino” (e gli altri fiumi del Lazio) dalla speculazione di ACEA, gli amministratori reatini ci davano degli allarmisti mentre allo stesso tempo avallavano il progetto di raddoppio dell’acquedotto Peschiera senza nemmeno pretendere la valutazione di impatto ambientale obbligatoria per le derivazioni idriche dalle sorgenti Peschiera-Le Capore che alimentano i fiumi Velino e Farfa.
Oggi sono proprio il Sindaco di Rieti Sinibaldi e la Presidente della Provincia Cuneo “in prima fila” con la Rinaldi a firmare un accordo che porterà via dal Peschiera-Velino altri 1.000 litri al secondo i quali, insieme ai 1.500 litri in più che andranno a servire la Città Metropolitana, si aggiungeranno agli attuali 8.700 litri al secondo che già vanno verso Roma. Nulla di cui stupirsi, era già tutto scritto nel programma di interventi che, astutamente, ACEA ha chiamato Progetto definitivo di “Messa in sicurezza e ammodernamento del sistema idrico del Peschiera (Lazio)” e che è già in fase di realizzazione.
E così, quando si completerà anche il collegamento con i Castelli romani, verranno prelevati ulteriori 1.500 litri e, in estate, nel letto del fiume Velino resteranno meno di 3.000 litri: un disastro ambientale annunciato! Secondo l’assessore Rinaldi, invece, “Questa infrastruttura sovraprovinciale migliora la qualità della vita dei cittadini e rende il servizio più sostenibile, aiutandoci ad affrontare le sfide del cambiamento climatico e dei periodi di siccità”. La stessa Rinaldi che, a novembre scorso, aveva ricevuto il coordinamento regionale dei comitati per l’acqua pubblica rassicurandoli sull’improvvida proposta di istituire l’ATO Unico regionale e sul fatto che le opere acquedottistiche connesse al Peschiera non erano finanziate dal PNIISSI.
A distanza di meno di tre mesi è la stessa Rinaldi a smentirsi, proprio mentre i comitati per l’acqua viterbesi hanno avanzato in Regione Lazio la proposta di usare a scopi idropotabili l’acqua di falda dei monti cimini (invece di aprirli all’esplorazione mineraria di litio), nonché di sostenere l’ISDE e il CNR nello sviluppo di soluzioni tecnologiche a membrane porose di nuova generazione molto più efficaci e meno energivore dei dearsenificatori attualmente in funzione.
Per tali ragioni ribadiamo ancora una volta che il progetto di raddoppio dell’acquedotto del Peschiera è un delitto perfetto: una grande opera che, per come è stata concepita, è oltremodo dannosa e serve solo a mettere nelle mani della multinazionale ACEA S.p.A. la gestione di un enorme sistema di appalti finanziato con fondi pubblici e con le tariffe dei cittadini. E per questo rilanciamo la mobilitazione sul tema in primavera, sia nella Tuscia che in Sabina. A partire da domenica 22 febbraio, al teatro del murialdo di Viterbo dalle 16.30 si terrà il convegno a cura del comitato “non ce la beviamo”, mentre al carnevalone liberato di Poggio Mirteto troverete l’infopoint a cura del comitato acqua pubblica Sabina.
Il progetto di raddoppio dell’acquedotto peschiera
Il progetto di raddoppio dell’acquedotto Peschiera, promosso da Regione Lazio, Provincia e Comune di Rieti, prevede un prelievo aggiuntivo di 1.000 litri al secondo dal fiume Velino. Questo intervento si aggiunge ai già esistenti 8.700 litri al secondo che vengono deviati verso Roma e ai 1.500 litri destinati alla Città Metropolitana. Il risultato sarà un ulteriore dimezzamento della portata del Velino, con conseguenze disastrose per l’ecosistema locale. Il progetto, denominato “Messa in sicurezza e ammodernamento del sistema idrico del Peschiera (Lazio)”, è già in fase di realizzazione e prevede ulteriori prelievi di 1.500 litri al secondo una volta completato il collegamento con i Castelli romani. In estate, nel letto del fiume Velino resteranno meno di 3.000 litri, un livello critico che potrebbe compromettere la sopravvivenza della flora e della fauna locale.
Le alternative ignorate e le critiche delle associazioni
Le associazioni locali e i comitati per l’acqua pubblica hanno più volte denunciato l’assenza di valutazioni di impatto ambientale e la mancanza di considerazione per le alternative disponibili. Tra queste, l’utilizzo dell’acqua di falda dei monti Cimini per scopi idropotabili e lo sviluppo di tecnologie avanzate a membrane porose, promosse da ISDE e CNR. L’assessore Rinaldi ha dichiarato che il progetto migliora la qualità della vita dei cittadini e rende il servizio più sostenibile, ma queste affermazioni sono state smentite dai fatti. A novembre, la stessa Rinaldi aveva rassicurato i comitati regionali sull’assenza di finanziamenti per le opere acquedottistiche connesse al Peschiera, per poi cambiare posizione in pochi mesi. Le critiche si concentrano anche sulla gestione del progetto da parte di ACEA S.p.A., che potrebbe trarre vantaggio economico a discapito dell’ambiente e dei cittadini.
La mobilitazione continua
La mobilitazione contro il progetto di raddoppio dell’acquedotto Peschiera continua a crescere. A partire da domenica 22 febbraio, al teatro del Murialdo di Viterbo si terrà un convegno organizzato dal comitato “non ce la beviamo”. Inoltre, al carnevalone liberato di Poggio Mirteto sarà presente un infopoint a cura del comitato acqua pubblica Sabina. Queste iniziative mirano a sensibilizzare l’opinione pubblica e a promuovere soluzioni alternative più sostenibili per la gestione delle risorse idriche. La comunità locale è chiamata a partecipare attivamente per difendere il fiume Velino e promuovere un uso responsabile dell’acqua.