A Rieti, la desertificazione commerciale sta assumendo proporzioni allarmanti, con un impatto significativo sul tessuto urbano e sociale. Secondo i dati elaborati da Open Rieti, basati su uno studio di Confcommercio, tra il 2012 e il 2025 la città ha perso circa un negozio su tre. Un fenomeno che non solo riflette una tendenza nazionale, ma che a Rieti procede a ritmi più sostenuti, collocando la città al quindicesimo posto in Italia per numero di chiusure.
I numeri della crisi
I numeri sono eloquenti: le imprese del commercio al dettaglio sono passate da 562 a 389, con una riduzione di 173 attività, pari al 32,2%. Il centro storico, cuore pulsante della città, ha subito il colpo più duro, con un calo da 324 a 218 attività. A scomparire sono soprattutto i negozi tradizionali, come quelli di abbigliamento, profumerie e ferramenta. Un trend che non risparmia neppure le attività di vicinato, fondamentali per la vivibilità urbana.
Le cause e le conseguenze
Le cause di questa desertificazione commerciale sono molteplici e interconnesse. La concorrenza delle grandi catene di distribuzione, l’aumento degli affitti e la crisi economica generale hanno contribuito a rendere insostenibile la gestione di molte attività. Le conseguenze sono immediate e tangibili: meno negozi significano meno servizi, meno sicurezza e strade sempre più vuote. Un circolo vizioso che rischia di deprimere ulteriormente l’economia locale e di svuotare il centro storico, trasformandolo in un’area sempre più desolata.
Le prospettive future
Di fronte a questa situazione, la domanda che si pongono amministratori e cittadini è una sola: come invertire la rotta? Le soluzioni potrebbero passare attraverso un piano di riqualificazione urbana, incentivi per le nuove aperture e un maggiore sostegno alle attività esistenti. Inoltre, la crescita lenta ma costante delle strutture ricettive potrebbe rappresentare un’opportunità per rilanciare il commercio, attrarre nuovi visitatori e ridare vita al centro storico. Tuttavia, senza interventi mirati e tempestivi, il rischio è quello di continuare a contare serrande abbassate e di assistere a un ulteriore declino del tessuto commerciale e sociale della città.